In questo breve elaborato intendo analizzare il profilo di due tra i più importanti leader della storia politica italiana, che hanno raggiunto il potere in epoche differenti e con partiti politici diversi, uniti però dalla stessa avversione politica e dallo stesso sogno: arginare il potere dei comunisti e guidare l’Italia verso una rivoluzione culturale. In questo articolo il tema centrale è il parallelismo storico, utile per comprendere come due leadership, così diverse e così uguali, siano riuscite ad emergere avviandosi verso una conclusione così simile quanto distante.

1. La fase storica per la nascita delle due leadership

Raccontare la storia politica italiana repubblicana non è facile. Il Comitato di Liberazione Nazionale, i partiti di massa, la fine della Prima Repubblica e l’avvento dei populismi, sono tutti argomenti da non poter trattare in questo mini-paper. Qualsiasi però sia il punto di partenza dell’analisi storico-politica, non si può prescindere dall’analizzare due delle figure più impattanti nella storia politica di questo Paese: Bettino Craxi e Silvio Berlusconi.

Per questioni puramente sintetiche, il parallelismo tra questi due esponenti partirà da un preciso anno: il 1979.

Da tre anni Craxi è il segretario del Partito Socialista Italiano, ereditando un partito in crisi e con la forbice del consenso del Partito Comunista Italiano che si allargava sempre di più. Eletto come segretario di transizione, inizia sin da subito una rivalutazione dei dogmi dell’ideologia socialista, allontanandosi dalle visioni marxiste e abbracciando una più cauta visione democratico-liberale. Il primo segnale di questo cambiamento è l’ingresso – nel simbolo del partito – del garofano, emblema socialista dell’Ottocento, con falce e martello in secondo piano.

Parallelamente all’ascesa di Craxi ai vertici del PSI, nel mondo imprenditoriale meneghino si fa strada una figura che da un anno ha già fondato Fininvest, un’importante holding che unisce varie società del mondo dell’editoria, delle costruzioni, degli investimenti e di altri tipi di servizi finanziari: Silvio Berlusconi.

Analizzando il contesto socio-politico, per comprendere perché questi due personaggi siano strettamente legati – non solo dal modello di leadership ma anche da una strategia di comunicazione dimostratasi essenziale per il raggiungimento del successo politico – si arriva (in un momento di prosperità economica per l’Italia che inizia a uscire dall’era buia degli anni di piombo) alle elezioni del 1979 con una costante sfiducia dell’elettorato, che incolpa i partiti di esser troppo distanti dai loro bisogni. È l’inizio della stagione della “Milano da bere”, che trasforma non solo la società ma anche l’elettore stesso, che inizia a essere visto come un consumatore. Il cambiamento in atto investe anche i leader politici che si allontanano dal ruolo di primus inter pares, iniziando a incarnare l’immagine stessa del partito.

Non è un caso se Craxi, per la campagna elettorale del 1979, sceglie di inserire il suo volto nei manifesti del PSI; lo fa con l’obiettivo di recuperare terreno nei confronti del PCI, reo di non essersi mai allontanato dalla casa madre sovietica, e considerato un pericolo non solo per l’alleato americano ma anche per i tanti imprenditori che vedono in esso un partito teso a colpire i propri interessi. In questo filone si inseriscono le prime dichiarazioni politiche di Berlusconi datate 1977 che auspicano un recupero del PSI proprio in antitesi alla forza dirompente del PCI.

Le elezioni dell’estate 1983 registrano un aumento dei consensi per il PSI. Craxi, che sembrava essere un leader di transizione, riesce non solo a consolidare la sua leadership all’interno del partito dandogli una nuova identità (dalla presa di posizione sul caso Moro al cambio del modello organizzativo sostituendo il Comitato Centrale con l’Assemblea), ma diventa anche il primo Presidente del Consiglio socialista, venendo sostenuto dal Pentapartito. Berlusconi, ormai teso a rompere il monopolio televisivo della RAI, sa di avere nelle proprie mani un potere mediatico non indifferente e Craxi comprende bene il cambiamento in atto, spingendo sempre di più verso una significativa apertura nei confronti delle TV private. Nell’anno in cui l’amicizia tra Berlusconi e Craxi si consolida nella sfera privata, arriva il primo punto di contatto politico tra i due protagonisti della scena mediatica italiana degli anni ’80.

Quando a seguito di una denuncia RAI i pretori di tre città italiane notificano vari decreti ingiuntivi nei confronti di Fininvest – la quale trasmetteva in tutta la penisola grazie a un sistema d’interconnessione simultanea regionale attraverso l’utilizzo di videocassette – il governo Craxi emana tre decreti, nel biennio 1984/1985, c.d. “Decreto Berlusconi”, affinché le tre reti Fininvest possano continuare a trasmettere su tutto il territorio nazionale. Mentre la leadership interna di Craxi è sempre più autorevole – per taluni autoritaria – (celebri sono le vignette di Forattini che ritraggono Craxi travestito da Mussolini), ed è legittimata dal congresso del 1984 in cui viene riconfermato per acclamazione (episodio che farà coniare al politologo Norberto Bobbio il termine di “Democrazia degli applausi”), Berlusconi continua nella sua ascesa mediatica che lo porterà, nel 1986, ad acquistare la squadra del Milan. Se la leadership di Craxi riesce a essere influente grazie a risorse immateriali dettate da conoscenze ideologico-culturali, si riesce già a comprendere come Berlusconi, invece, punterà principalmente sull’uso di risorse economiche, riuscendo a indurre i seguaci a misurare i propri bisogni in relazione a quelli delle aziende del gruppo Fininvest.

Il 1987 non è solo l’anno in cui Bettino Craxi toglie definitivamente falce e martello dal simbolo del PSI, ma è anche l’anno in cui l’onda positiva che aveva cavalcato inizia a scemare. Il secondo governo da lui presieduto vede la fine a causa di una rottura con la DC e l’ala di De Mita, mentre nel Paese imperversa un sentimento primordiale antipolitico che accusa la classe dirigente di incapacità, corruzione e malversazione.

2. La staffetta politica

Gli anni della fine del Craxi politico coincidono con gli anni dell’ascesa di Berlusconi. La TV, fedele alleata del leader socialista, diventa impietosa testimone della scena che ritrae la morte politica di Craxi: il lancio delle monetine davanti all’Hotel Raphael nel 1993è l’emblema del popolo che processa il vecchio regime. Gli ultimi due interventi di Craxi in Parlamento sono un J’accuse contro il sistema partitocratico ma anche un attacco nei confronti del sistema giudiziario, reo di sottoporlo a una gogna mediatica ingiustificata. La polarizzazione dell’opinione pubblica che cerca di mettere in campo Craxi sarà una strategia ripresa da Berlusconi, che fa dell’anti-berlusconismo – politico e giudiziario – un cavallo di battaglia per contrastare quelli che, a suo avviso, sono giudici comunisti, quindi in combutta con i suoi avversari politici. Scoppiata Tangentopoli, mentre Craxi pianifica l’esilio in Tunisia, Silvio Berlusconi, agli albori del 1994, sciocca l’Italia inviando un videomessaggio a tutte le televisioni in cui annuncia la sua discesa in campo. La motivazione è per salvare la nazione da un pericolo imminente: la vittoria politica dei comunisti (la cui trasformazione

politica li aveva resi quasi immuni agli scandali legati al sistema scoperto da Mani Pulite). Ci riuscirà proprio grazie alla desertificazione politica causata dalla stagione del post-craxismo, parlando con un linguaggio semplificato e facendosi pioniere delle istanze della società civile in antitesi al sistema della Repubblica dei Partiti. L’homo videns plagiato dalle tv berlusconiane ha il suo nuovo leader politico.

3. Le similitudini

L’anticomunismo e gli attacchi alla magistratura sono solo due delle caratteristiche che accomunano Craxi e Berlusconi. Entrambi hanno l’ambizione politica di cambiare culturalmente l’Italia, allontanandola dalle promesse utopistiche del comunismo, avviandola verso una rivoluzione liberale.

Se però la leadership di Craxi matura in uno scenario in cui i Partiti sono ancora stabilmente il modello di riferimento, Berlusconi ottiene il massimo da un modello partitocratico in crisi, già scosso dal modello di leadership personalistica di Craxi, facendo sì che il partito stesso esista solo in relazione al suo leader. Mentre nel PSI Craxi non ha il tempo di pensare a un suo successore, perché travolto dal corso degli eventi, Berlusconi fa di tutto per non costruire istituzioni in grado di designare un suo erede politico. Quando il calo dei consensi diventa un fattore, quest’ultimo non esiterà a sciogliere Forza Italia, confluendo nel Popolo della Libertà e tradendo, in parte, quella rivoluzione liberale sognata da Craxi. Tuttavia, Forza Italia rinasce come una fenice dalle sue ceneri nel momento di maggior difficoltà dell’epoca berlusconiana, a differenza del PSI che non riesce a sopravvivere all’avvento di Craxi.

Anche nel dissenso popolare Craxi e Berlusconi viaggiano quasi in simbiosi. Nonostante nel 1993 la folla, con il lancio delle monetine, scalfì e delegittimò la figura di Craxi, nel 2011 le migliaia di persone scese in strada per accompagnare Berlusconi verso le dimissioni al Quirinale non fecero uscire di scena il Cavaliere che, anzi, dopo la parziale sconfitta alle elezioni del 2013, fece tornare in vita Forza Italia diventando nuovamente protagonista della vita politica italiana. Malgrado le differenze politiche, il leader di Forza Italia non ha mai nascosto la stima per le politiche del governo Craxi e per l’amico socialista. Il noto “Contratto con gli Italiani” stipulato da Berlusconi negli studi di Porta a Porta, non è altro che una riproposizione del patto con gli Italiani che Craxi presentò ai cittadini: voti in cambio della governabilità. Differenze più evidenti, invece, si possono notare in politica estera: entrambi europeisti e atlantisti, ma se Craxi puntava a una leadership volta più al mediterraneo, perseguendo la politica della moglie americana e dell’amante araba, Berlusconi si è contraddistinto per un più marcato atlantismo, per ampie relazioni con Israele e – pur non rinunciando all’europeismo – per un antagonismo con i governi di Francia e Germania.

Si può asserire che se Craxi poteva vantare stima e amicizie di importanti leader mondiali, da Mitterrand ad Allende fino alle figure controverse di Arafat e Ben Alì, Berlusconi, ansioso di ridare una leadership diplomatica all’Italia, ha stretto amicizie con leader del calibro di Bush, Putin, Erdogan e Gheddafi, non riuscendo però a legittimarsi, a differenza di Craxi, come figura politica forte in ambito internazionale, ma dando adito ai media esteri di ritagliare attorno alla sua figura i crismi negativi dell’italiano stereotipato, non apprezzandone il valore politico.

4. Conclusioni

Molte strategie di creazione della leadership accomunano i due personaggi politici presi in esame in questo paper. Se Craxi è il primo a credere nella potenza della tv e i suoi ammiratori creano dei veri e propri fan club, accostandolo più a uno showman che a un politico, Berlusconi – con la creazione dei club Forza Silvio – attua il passaggio conclusivo da una leadership nata carismatica e terminata narcisista, per usare terminologie care a James MacGregor Burns. La differenza sostanziale nell’epilogo delle due figure politiche può sintetizzarsi in questo modo: mentre Craxi non è riuscito a resistere a un’indignazione mediatica, perché il Partito stesso non ha retto alla fine del suo leader, Berlusconi, unendo smart e hard power, ha creato le condizioni tali perché ci fossero delle barriere di protezione contro i numerosi attacchi politici e le innumerevoli vicende giudiziarie. Se Craxi può essere considerato come parte dell’ingranaggio che ha portato al decadimento del sistema partitocratico – pur riconoscendo il varo di numerose riforme – Berlusconi non può essere liquidato a politico di passaggio, simbolo della cattiva politica. Il leader di Arcore è tutt’ora in corsa nella vita politica italiana; seppur non sarà ricordato per importanti riforme strutturali, potrebbe riuscire lì dove l’aspirazione di Craxi non prevalse: plasmare il Paese modificandone l’abito politico sul modello di una riforma di stampo Presidenziale.

Consigli di lettura

Calise M., Il Partito personale: i due corpi del leader, Editori Laterza, Bari 2010;

Calise M., La democrazia del leader, Editori Laterza, Bari 2016;

Colarizi S., La trasformazione della leadership. Il PSI di Craxi (1976-1981)

MacGregor Burns J, Leadership, HarperCollins, 1982;

Nye Jr. J.S., Leadership e potere, Laterza, Bari 2010;

Orsina G., Il berlusconismo nella storia d’Italia, Marsilio Editori, Venezia 2013

Scoppola P., La repubblica dei partiti, Il Mulino, Bologna 1991;

Spiri A., La svolta socialista. Il Psi e la leadership di Craxi dal Midas a Palermo (1976- 1981), Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Cz) 2012;

Ventura S., Il racconto del Capo. Berlusconi e Sarkozy, Laterza, Bologna 2012.

Sitografia

Berlusconi, Craxi e i 10 miliardi, Repubblica 1995

Craxi, la fine della politica in due giorni di monetine, Il Giornale 2021

Fine di un’era, Berlusconi si è dimesso, Il fatto quotidiano, 2011

Silvio e Bettino, i lupi della Milano da bere. The vision, 2018

Tre pretori contro i colossi tv, Repubblica, 1984

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