Nel presente articolo si esaminano le relazioni tra public affairs, lobbying e advocacy, tre categorie concettuali strettamente correlate ma spesso sovrapposte tra loro. Vengono esplorate le definizioni e le caratteristiche di ciascuna categoria, analizzando le loro similarità e differenze. In particolare, si discute in che modo le attività di public affairs possono essere utilizzate come strumento di sviluppo per strategie di lobbying e advocacy, e come le attività di queste ultime possono influenzare le pratiche di public affairs di un’organizzazione. Viene, inoltre, esaminato il caso delle 6000 sardine come esempio dell’uso del public affairs per attività di advocacy prima e lobbying poi.
Infine, si discute sulle implicazioni di questi rapporti per la gestione delle relazioni pubbliche e la promozione di cause o interessi. I risultati suggeriscono che, sebbene siano concetti distinti, public affairs, lobbying e advocacy richiedono una strategia integrata per ottenere il massimo impatto sulle politiche pubbliche.

1. Una divisione concettuale sul significato di Public Affairs, Lobbying e Advocacy

Le tre categorie concettuali di public affairs, lobbying e advocacy, nonostante siano strettamente correlate e spesso utilizzate in maniera intercambiabile, presentano differenze significative.

Generalmente, il termine “public affairs” si riferisce all’attività di gestione delle relazioni tra un’organizzazione e i vari stakeholder della società, inclusi i media, i politici, le organizzazioni della società civile e il pubblico. Questo può includere la comunicazione di informazioni, la costruzione di relazioni e l’elaborazione di politiche. Ciò significa che le pubbliche relazioni, la gestione delle crisi e la comunicazione di impresa possono tutte essere considerate attività di public affairs.

Questa disciplina si occupa anche della gestione delle questioni di interesse pubblico tramite tre delineate caratteristiche: il purpose, la vision e la mission. Le organizzazioni che operano in settori altamente regolamentati o che hanno un forte impatto sull’interesse pubblico, come Enel, Gruppo San Donato, RFI – citando case studies osservati a lezione – o organizzazioni per la salvaguardia ambientale, come Greenpeace, possono trarre grandi vantaggi dal public affairs per gestire la loro reputazione, influenzare la legislazione o le politiche pubbliche, e mantenere buone relazioni con le autorità pubbliche e le altre parti interessate. Solo promuovendo valori etici, sociali e di positivo impatto ambientale, potrà garantire alle aziende la fiducia degli stakeholders. Questi ultimi sono alcuni dei criteri utilizzati per definire il purpose che, insieme alla cultura del brand e alla sua reputazione, è uno degli elementi che genera valore per l’azienda.

Il lobbying, d’altra parte, si riferisce specificamente all’attività di persuadere i politici e altri funzionari pubblici a prendere una certa posizione su una questione specifica, spesso con l’obiettivo di influenzare la legislazione o le politiche pubbliche. Questa attività può essere svolta da individui, organizzazioni non governative, imprese, gruppi di interesse e altri. Chi intraprende questo tipo di azioni deve possedere un radar politico sempre attivo, seguendo la politica in maniera strategica, per poter pianificare le attività di relazione con il decisore pubblico. La strategia del lobbista ha, quindi, bisogno di essere elaborata e validata dall’engagement con le policy.

Le azioni di lobbying, inoltre, possono sostenere od opporsi a una particolare politica, aiutare nella scrittura di proposte di legge o partecipare a udienze legislative. L’obiettivo principale del lobbista è, quindi, quello di influenzare il processo decisionale delle autorità pubbliche, attraverso un intervento durante il ciclo di policy o durante l’agenda setting. Cruciale diventa il ruolo del Position Paper per rappresentare il corretto interesse da portare avanti: quanto più l’elaborazione di un documento è dettagliata, maggiore è la possibilità che la rappresentazione del proprio interesse possa influenzare l’agenda setting. La lobby può intervenire cercando di far adottare o modificare leggi o politiche pubbliche, in modo che siano più favorevoli agli interessi del gruppo o dell’organizzazione rappresentata.

Sebbene il lobbying sia un meccanismo legittimo per far sentire la propria voce, ci sono anche alcune preoccupazioni riguardanti l’uso dello stesso; un esempio è la possibilità che i lobbisti possano esercitare una pressione eccessiva sui politici o che possano agire in modo non etico o illegale per ottenere il loro obiettivo. Per questo motivo, in molte nazioni esistono regolamentazioni che cercano di garantire la trasparenza e l’equità nel processo di lobbying. Non a caso, per le attività da svolgere presso il Parlamento Europeo, i lobbisti sono tenuti a registrarsi e a rivelare pubblicamente le loro attività di lobbying e i finanziamenti ricevuti per esse.

Infine, l’advocacy si riferisce all’attività di difesa di un’idea, una causa o un’organizzazione, spesso con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico per spingere i decisori politici a prendere azioni in conformità con quella causa o idea – creando un vantaggio spesso di natura non economica. L’advocacy può essere svolta da organizzazioni non governative, gruppi di interesse e singoli cittadini. Tra le attività troviamo: la raccolta di firme, manifestazioni, la scrittura di petizioni e azioni coordinate sui social network, spesso per portare avanti una causa o una questione di interesse generale, come la difesa dei diritti umani, la lotta contro il cambiamento climatico o la promozione di politiche più eque, e per creare un sostegno civico per le politiche e le azioni necessarie per risolverle. Tuttavia, essa può anche incontrare resistenze da parte delle parti interessate, ed è fondamentale che sia condotta in modo etico e trasparente.

In sintesi, le tre categorie di public affairs, lobbying e advocacy sono tutte attività importanti e correlate che possono essere utilizzate per influenzare le politiche pubbliche e promuovere una causa o un’organizzazione.

Foto: Eric Herchaft, Rea/Contrasto

2. Il Public Affairs come strumento per attività di Lobbying e Advocacy

Le attività di public affairs possono essere utilizzate per sviluppare strategie di lobbying e advocacy attraverso varie fasi. Per prima cosa è imperativo identificare gli obiettivi specifici delle campagne di lobbying e advocacy, i quali dovrebbero essere chiari, misurabili e realistici. Una volta fatto ciò, è necessario effettuare un’analisi per comprendere meglio il panorama legislativo, le tendenze sociali e le sfide che devono essere affrontate per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Successivamente, bisogna identificare i sostenitori della causa per poter stabilire una strategia di lobbying e advocacy di successo. Ciò può comportare la creazione di alleanze con organizzazioni o gruppi che hanno obiettivi comuni o formando coalizioni di scopo. Sviluppare un messaggio chiaro e convincente è fondamentale per ottenere il sostegno pubblico e politico; il “claim” dovrebbe essere costruito in modo tale da poter essere condiviso con il pubblico in modo produttivo, attraverso vari canali di comunicazione. La creazione di una strategia di comunicazione efficace è, quindi, un elemento chiave per una campagna di advocacy di successo. Ciò deve comportare la creazione di un piano di comunicazione completo che comprenda la produzione di contenuti per i social media, eventi pubblici, incontri con i legislatori e così via. Una volta sviluppata la strategia, è necessario infine metterla in pratica.

Per far sì che queste azioni possano essere valutate, è essenziale stabilire strumenti di analisi. Il monitoraggio e la valutazione delle attività di lobbying e advocacy servono a garantire che la strategia sia efficace e che i risultati desiderati vengano raggiunti. Questo comporterà l’analisi delle metriche di successo, la revisione della strategia in corso d’opera o l’implementazione delle campagne attivate sui social media.

In generale, le attività di public affairs possono fornire una piattaforma solida per sviluppare strategie di lobbying e advocacy produttive, ma richiedono un approccio strutturato e ben pianificato.

3. Come Lobbying e Advocacy influenzano il Public Affairs

Seguendo il filone tracciato, possiamo quindi dire che le attività di lobbying e advocacy possono influenzare l’approccio al public affairs di un’organizzazione. Se diamo per scontato che queste possono richiedere una maggiore attenzione alle relazioni con i decisori politici, ciò potrebbe comportare la necessità di stabilire relazioni più strette con i legislatori e i funzionari pubblici, per garantire che l’organizzazione abbia un’ottima visibilità presso di essi.

Questo genere di attività può anche comportare un maggiore coinvolgimento nella formulazione delle politiche. Ciò può richiedere, come già detto, la partecipazione a gruppi di lavoro e a consultazioni con i decisori politici, al fine di influenzare le politiche pubbliche in modo favorevole all’organizzazione. Maggiore attenzione va anche data alla gestione della reputazione, che può essere inficiata dalle attività di lobbying e advocacy, per garantire che l’organizzazione sia vista in modo positivo dal pubblico, dai decisori politici e dai media.

Forte importanza va garantita, come richiamato in precedenza, alla comunicazione, le cui attività di lobbying e advocacy sono il terminale finale. C’è quindi necessità di prestare maggiore attenzione a essa, che sia interna o esterna, per garantire che il messaggio dell’organizzazione sia chiaro e convincente. Dalla comunicazione passa anche il miglioramento delle relazioni con le parti interessate, come i membri, i clienti e i fornitori.

In sintesi, le attività di lobbying e advocacy possono avere un impatto significativo sulle pratiche di public affairs di un’organizzazione, richiedendo maggiore attenzione alle relazioni con i decisori politici, alla formulazione delle politiche, alla gestione della reputazione, alla comunicazione e al coinvolgimento delle parti interessate. Soprattutto perché non bisogna credere che gli stakeholder con i quali si intraprende la relazione ne possano sapere necessariamente qualcosa dell’argomento in oggetto.

4. Il caso 6000 sardine

L’avvento della mobilitazione di piazza a Bologna del 19 novembre 2019, può essere preso in considerazione per analizzare come un evento locale sia diventato virale, grazie all’uso di tecniche di public affairs, portando il purpose dell’iniziativa dall’essere confinato in un’ottica regionale a diventare issue nazionale. Stando alla letteratura politologica, il Movimento delle Sardine, nella dicotomia riguardo l’esplicazione di gruppo di interesse, può essere definito seguendo un approccio “comportamentale”, il quale sottolinea che gli appartenenti a questa categoria sono “qualsiasi gruppo cerchi di influenzare un processo di policy making, senza tuttavia ambire a occupare in prima persona la posizione dei policy maker”. Nella prima fase, quella dell’avvicinamento alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna, l’obiettivo era chiaro e forte era l’organizzazione, anche mediatica, per portare avanti un’azione di advocacy tesa a influenzare l’opinione pubblica su un tema riguardante l’andamento della politica locale. Successivamente, quando hanno preso le sembianze di un movimento di massa, le 6000 sardine hanno tentato di influenzare – con attività di lobbying supportata da azioni di advocacy – l’agenda setting dei decisori politici, partecipando a riunioni o organizzando eventi pubblici che miravano a influenzare gli stessi; ciò grazie a un efficace storytelling, con il quale hanno saputo inquadrare il target di riferimento, utilizzando al meglio le nuove tecniche comunicative delle social communities. L’iniziativa di influenzare la politica, alla fine, non ha sortito l’effetto sperato a causa di una carente struttura organizzativa e della mancanza di una pianificazione accurata di tutto il processo necessario per portare avanti un’azione di lobbying. Prendendo ad esempio la metodologia promossa da Alberto Cattaneo delle 4i, le 6000 sardine non sono state capaci di predisporre una rete adeguata a collegare issue, institution, interest e information provocando la fine del movimento perché, come teorizzato da Philip Kotler, non si è riusciti a passare da semplici slogan ad azioni concrete.

5. Conclusioni

In conclusione, si può asserire che l’uso del lobbying e dell’advocacy può avere implicazioni significative per la gestione delle relazioni pubbliche e la promozione di cause o interessi. In primo luogo, è importante notare che lobbying e advocacy sono due attività distinte, ma correlate.

Per quanto riguarda le implicazioni per la gestione delle relazioni pubbliche, l’uso del lobbying e dell’advocacy può influire sulla percezione pubblica dell’organizzazione o dell’individuo che li utilizza. Il primo è spesso visto come un’attività dietro le quinte, che può suscitare sospetti di favoritismo o di manipolazione del processo politico. In questo senso, un’organizzazione che fa lobbying può dover lavorare per proteggere la propria reputazione pubblica, dimostrando trasparenza e responsabilità nelle sue attività di lobbying. L’advocacy, d’altra parte, può essere una strategia di comunicazione pubblica più aperta e trasparente, ma può anche essere vista come un’attività di pressione pubblica che cerca di manipolare l’opinione pubblica a favore di una determinata causa o interesse. In questo senso, la gestione delle relazioni pubbliche per le organizzazioni che fanno advocacy dovrebbe concentrarsi sulla costruzione di una reputazione solida e credibile, fornendo informazioni accurate e trasparenti sulla loro attività e sull’obiettivo della causa che promuovono. In entrambi i casi, sia il lobbying che l’advocacy richiedono un’attenta pianificazione strategica e una buona gestione delle relazioni con i media e con il pubblico in generale.

Le organizzazioni che utilizzano queste strategie devono essere in grado di comunicare in modo efficace le loro ragioni e le loro posizioni, sviluppando messaggi chiari e convincenti e utilizzando i canali di comunicazione appropriati.

È poi argomento di dibattito, cosa voglia intendere nel profondo il tema “interesse pubblico”, perché se c’è unanime approvazione sul concetto, diversa è la percezione riguardo la concezione dello stesso, che a seconda del gruppo di interesse viene interpretato in maniera differente. Il problema principale risulta essere, infine, non la presenza delle lobby ma l’influenza maggiore che alcune hanno rispetto ad altre; questa chiave di lettura ci spinge a dover indirizzare il nostro agire politico nell’ottica di dover rendere il dibattito politico migliore, ripensando l’impianto della democrazia rappresentativa e migliorando quella deliberativa.

Possiamo concludere affermando, quindi, che tra le attività delle relazioni pubbliche, public affairs, lobbying e advocacy, non solo sono utili per mantenere nel tempo delle relazioni che siano al passo con la complessità del mondo contemporaneo, ma sono necessarie per far sì che il decisore politico aiuti ad anticipare i rischi normativi della propria azione legislativa, tenendo conto delle aspettative emergenti e mutevoli della società che richiede brand che siano etici e responsabili, per un mondo più giusto, inclusivo e sostenibile.

Consigli di lettura

Chieffi D., Social Media Relations, Il sole 24 ore, 2012

Di Giacomo G., Digital public affairs & advocacy : dalla lobby tradizionale ai blended public affairs, Franco Angeli, 2021

Kotler P. & Sarkar C., Brand activism. Dal purpose all’azione, Hoepli, 2020

Petrillo P.L., Teorie e tecniche del lobbying : regole, casi, procedure., Il Mulino, 2019

Pritoni A., Politica e interessi: Il lobbying nelle democrazie contemporanee, Il Mulino, 2021

Sitografia

Bitonti A., Where it all starts: Lobbying, democracy and the Public Interest, 2019

Bitonti A., Lobbying, lobby, lobbisti, gruppi di interesse e di pressione: definizioni e problemi concettuali, 2022

Gareffa A., La fine è il nostro inizio, 2022

Zanetto P., Digital Lobbying: una metodologia, 2019

Marchetti M.C., Il lobbying nell’Unione Europea: le misure sulla trasparenza, 2018

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