Ieri oltre a celebrare una ricorrenza abbiamo riportato al centro una domanda semplice: quando tornerà a vivere la stazione di Avellino? Un grazie alle persone che hanno affollato la sala di Avellino Scalo, che ci ha gentilmente messo a disposizione i propri spazi.

Grazie, perché la presenza non è mai scontata.

Ieri ci siamo ritrovati per ricordare il 147° anniversario della nascita della stazione, per parlare di futuro – e ringrazio il Presidente ANCE per aver raccontato le progettualità messe a disposizione per lo sviluppo del territorio – ma anche e soprattutto per chiedere risposte alle domande ancora inevase sui lavori che riguardano la tratta Salerno-Avellino-Benevento.

Come ho detto nelle conclusioni, questa non è una mia battaglia personale, ma la battaglia di tante associazioni che hanno dato vita al comitato e delle singole persone che stanno sostenendo questa azione civica. Poter usufruire del treno è una questione di civiltà e riguarda non solo la città capoluogo, ma tutta la bassa Irpinia e la Valle dell’Irno. Siamo il baricentro della Campania, un ponte tra Adriatico e Mediterraneo.

Chi non capisce l’importanza di questa infrastruttura è perché non vuole capirla, oppure perché ha interessi affinché non se ne parli. Il mio unico rammarico è l’assenza della politica, quella che decide e che siede ai tavoli. Non la rimpiango per tornaconti personali, ma perché avrebbe potuto dare risposte alle persone che, con passione, erano venute con la speranza di averle. La Regione, la Provincia e RFI, seppur continuamente sollecitate, continuano a non rispondere.

In quest’ottica, i proclami su parchi, turismo e metro leggera rischiano di restare pura demagogia.

Andremo avanti, terremo i riflettori accesi. Se non ci daranno risposte, non ci sarà altra scelta che provare a diventare noi stessi decisori politici.

Senza paura, ma con la credibilità e la determinazione di sempre.

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